Alle 6:00 di domattina volo a Oslo da Ingrid.
Partenza (con largo anticipo precauzionale) da Londra "Charlotte Street" (casa mia) alle 23.00 di stasera. Servito l'ultimo calamaro fritto vado dritto dritto all'aeroporto di Stanstead. Dormirò stravaccato, in qualche posto, se il posto me lo consente.
Si dice che Oslo sia la città più cara del mondo. Una birra? 8 euro. Vorra dire che mi ubriacherò di sole.
Luca ha da poco finito un altro anno di scuola. 15 anni. Padre italiano, madre inglese. Nato e cresciuto qui a Londra.
Il sistema scolastico britannico prevede che, a questo punto della sua formazione, Luca porti a termine due settimane di lavoro-stage.
Un'esperienza che, seppur breve, mira a forgiare in Luca, una mentalità votata al lavoro. Un primo approccio col futuro.
Luca ha svolto la sua work experience da noi al ristorante. Il training è stato dato oltre che dal manager, in via teorica, soprattutto da me, in via squisitamente pratica. La cosa non mi è dispiaciuta affatto, anzi, ne ha giovato il mio inglese e mi sono pure parecchio divertito.
Con mio grande stupore e piacere, Luca è riuscito in due settimane a guadagnarsi i complimenti e le simpatie di tutto lo staff grazie a una buona dose di umiltà, tanta voglia di imparare, una cultura generale ed interessi molto al di là degli standard. Dapprima chiaramente barcollante, poi sempre più sicuro, infine perfetto. Il report che tutor e manager hanno compilato su di lui è stato estremamente positivo. Luca al termine della sua esperienza mi ha ringraziato sincero, io ho ringraziato lui. So che si ricorderà di me.
H è una ragazzina anglo-pachistana di 15 anni. La chiamo H perché il suo nome, anche se me l'ha detto e ripetuto, lo capirò solo tra qualche giorno (come mi è già successo con l'imprevedibile Gordon, ricordate?).
H ha iniziato la sua work experience questo lunedì, subentrando a Luca.
Il suo primo giorno H si è presentata conciata per le feste, neanche fossero le selezioni per il Grande Fratello. Un chilo e mezzo di trucco spalmato a mo' di Nutella. Orecchini accecanti modello stroboscopico. Bracciali, anelli e gingilli alla Piè Baracus. Pantaloni massima aderenza firmati Bridgestone. Un profumo che dopo due giorni e tre docce ho ancora addosso per osmosi permanente. Movenze alla Patty Pravo in fase zen.
Aver visto me, in maglietta "Bar da Ciccio" style e "occhi a pampinella" da lunedì mattina, sarà servito a farle capire bruscamente che "Pescatori" non è "Hilton" e che io, of course, non sono Brad Pitt.
Ovviamente, a chi è toccato il compito di fare da trainer a questo clone di Spice Girl?
H mastica chewing gum, appoggiata alla colonna, con i tacchi sul muro e le braccia conserte, sembra il corrispettivo femminile e scazzato di Fonzie. Ogni cosa che le dico o spiego entra da un orecchio ed esce dall'altro accompagnato da un "uff!", un "no way!", uno "shit!".
Non so come, oggi le ho fatto sparecchiare un misero piattino con dentro gli ossicini delle olive. Lo portava in cucina come fosse il pannolino di un bimbo particolarmente cacone. Qualsiasi cosa faccio mi guarda come se fossi Toto Cutugno e se oso farle notare uno sbaglio mi mette il broncio dei bambini offesi che improvvisamente fermano la partita e se ne vanno a casa col pallone sotto il braccio.
H sogna di fare l'estetista. A breve diverrà la tipica ragazza londinese del sabato sera. Sposerà un riccone e vivrà tra ozi, vizi e sfarzi.
Auguri.
"Luk puoi guardarmi la stazione due minuti? Torno subito", mi dice Isabella. "Luca occhio un momentino alla reception, sto tornando", mi dice Mara. "Luca, tieni d'occhio due secondi il bar", mi dice Fabio.
Li vedi scappare fuori, a turno. Attraversano la strada e scompaiono dietro l'angolo, lasciandomi improvvisamente un tavolo con 370 bicchieri da sparecchiare o 3750 giapponesi all'entrata o 370 miliardi di cappuccini da preparare. Dopo cinque minuti ritornano, sollevati. Passano due ore e si ripetono nella fuga. Fino a tarda sera quando li vedi schizzare fuori col giubbotto. E' vizio.
Sì, il vizio della sigaretta. Dal primo luglio nei locali pubblici di Londra e di tutto il Regno Unito è entrata in vigore la legge che vieta il fumo nei locali pubblici. La cosa simpatica è che non solo i clienti dei locali fumano per strada, ma anche il personale dei vari ristoranti, pub, caffetterie esce a prendersi una "boccata d'aria". Chiaramente non davanti il proprio posto di lavoro ma un po' più in là. Capita così che essendo Charlotte Street una via piena di ristoranti, vedi Isabella, Mara e Fabio di fronte al ristorante concorrente e i camerieri del ristorante concorrente di fronte al nostro. Un bel circolo vizioso.
Io in tutto questo copro. Con gli occhi. I 370 bicchieri rimangono lì, i 3750 giapponesi aspettano, i 370 miliardi di cappuccini pure.
E' dura la vita del non fumatore. Niente pause giustificate.
Perora visito il bagno con i ritmi di un ottantenne. Appunto, visito. Il 90% delle volte non ci esce niente (e meno male). Reggerà? (la scusa, non la prostata).
Visto "i tempi" che corrono sono alla ricerca di un bel vizio da 5 minuti ogni due ore.
Ho proposto al manager di ritagliarmi 5 minuti di virtù, il risultato? Fumata nera.
Amen.
Indovinare il tempo a Londra è come giocare una schedina al Totocalcio.
Per domenica e lunedì, il tipo che fa le previsioni meteo per il sito della bibbisì, ha previsto fulmini, nuvole e sole. Uno, ics, due. Una bella tripla.
A meno che non fa nessun tempo c'azzecca sicuro.
Questa sera - tornato a casa dal lavoro, buttatomi nel letto, aperto un pacco di biscottini finti, scaraventata via la scarpina destra, rotto quasi il vetro della finestra, acceso il mio Ibook, pensato per un istante ai miei amici che se la sguazzano a mare, finiti i biscottini finti, inciampato sulla scarpina sinistra - mi è venuta voglia di ascoltare John Lennon, non prima di aver caricato il rasoio elettrico, lavate le mani, fatto scomparire la saponetta dalle mani, sentito PLOP alla mia sinistra dentro la tazza del gabinetto.
"Give peace a chance" è il titolo di una canzone di colui che ho imparato ad apprezzare fin da bimbetto grazie a mio fratello mezzano.
"Give peas a chance" è invece lo slogan di un ristorante vegetariano di Soho. Dai ai piselli una possibilità la traduzione. Un invito a coglierli quindi, ma attenzione a non abbassarsi troppo, a Soho non si sa mai.
Vongolare è il mio sport preferito qui a Londra. Il sabato di solito vongolo a letto fino alle due, le tre o le quattro. Braccia larghe come l'uomo vitruviano e faccia sotto come l'uomo deficiente. C'è anche il babbaluciare che si pratica al parco affossato sull'erba come un babbalucio, ma solo quando il tempo è bello, il sole è caldo e l'erba è fresca. Cioè mai.
Sabato, quando mi stacco dal letto ho voglia di schifezze tipo i biscotti del Tesco alla crema finta. Mangio per inerzia fino a quando non mi fa male la pancia. Poi addento una mela per sistemarmi l'alito e dato che ci sono sistemo pure la stanza. Poi esco a farmi un giro.
Questo sabato c'era il Giro di Francia che partiva dall'Inghilterra e per la precisione da Londra. Cioè da casa mia. Venti minuti a piedi dal mio letto-scoglio.
Ci mancava solo questo evento anomalo in una città piena di appuntamenti di massa. A Wembley c'era il Live earth di Al Gore per salvare il mondo. A Wimbledon c'era la finale femminile del torneo di tennis. Era pure il 7 luglio, l'anniversario degli attentati.
Ho tentato così di godermi questo Tour de France a Londra, questo "ossimoro sportivo", dal Mall, ovvero dall'arrivo. Bella atmosfera. Tanta police inglese, tanta gendarmerie francese, tante ammiraglie.
Peccato che ho visto poco, tutto sfrecciava troppo veloce e poco percepibile. Troppa gente vongolava alle transenne costringendomi a stare sulle punte come la Carla Fracci di un tempo.
Il tempo sembrava bello. Sembrava. Erano solo gli effetti speciali per il Tour de France. Illusioni ottiche. Ogni tanto spuntava un bel sole sopra Buckingham Palace. Poi scompariva prepotentemente. Era un tromp l'oeil.
Le nuvole sono sempre lì, e chi le sposta. "Vengono, vanno, ritornano e magari si fermano tanti giorni che non vedi più il sole e le stelle e ti sembra di non riconoscere più il posto dove stai".
Sono stato a Old Street. Sabato sera, un quartiere 'fantasma' ai margini della city. Lontano anni luce dalle luci di Piccadilly.
Tutto è nascosto a Old Street, il fascino è la sua scoperta. Non c'è ribalta, ma nicchia. Come la musica dal vivo che viene fuori da veri e propri covi underground, ricavati in fatiscenti edifici. Old Street ha questo fascino decadente. Trascurata e oscura quanto attraente. Come Bam Bam, la ragazza alla batteria (molto attaccata alla maglia) che ho ascoltato all'Old Blue Last di Great Eastern Street.
Bella carica.
Mi baciava la fronte.
Le braccia. Il viso.
Al parco.
Erano i primi di maggio.
Sapevo che non sarebbe durata per molto.
Una settimana di calde attenzioni. Poi più niente.
Mai affezionarsi, soprattutto qui a Londra.
Risaputo. Infatti.
Mi manca. E cosa più grave ne soffro.
L'ultima volta? Un mese fa.
Ho goduto. Del suo calore.
Breve e intenso.
E' passato troppo, maledetto, tempo.
Non ce la faccio più.
Mi sveglio la mattina. Illudendomi di riviverla.
Non c'è. Tutto buio.
La desidero.
Più di ogni altra cosa...
...
...Una benedetta giornata di sole!