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25.07.2007
Piccole Paris Hilton crescono.

Luca ha da poco finito un altro anno di scuola. 15 anni. Padre italiano, madre inglese. Nato e cresciuto qui a Londra.
Il sistema scolastico britannico prevede che, a questo punto della sua formazione, Luca porti a termine due settimane di lavoro-stage.
Un'esperienza che, seppur breve, mira a forgiare in Luca, una mentalità votata al lavoro. Un primo approccio col futuro.
Luca ha svolto la sua work experience da noi al ristorante. Il training è stato dato oltre che dal manager, in via teorica, soprattutto da me, in via squisitamente pratica. La cosa non mi è dispiaciuta affatto, anzi, ne ha giovato il mio inglese e mi sono pure parecchio divertito.
Con mio grande stupore e piacere, Luca è riuscito in due settimane a guadagnarsi i complimenti e le simpatie di tutto lo staff grazie a una buona dose di umiltà, tanta voglia di imparare, una cultura generale ed interessi molto al di là degli standard. Dapprima chiaramente barcollante, poi sempre più sicuro, infine perfetto. Il report che tutor e manager hanno compilato su di lui è stato estremamente positivo. Luca al termine della sua esperienza mi ha ringraziato sincero, io ho ringraziato lui. So che si ricorderà di me.
H è una ragazzina anglo-pachistana di 15 anni. La chiamo H perché il suo nome, anche se me l'ha detto e ripetuto, lo capirò solo tra qualche giorno (come mi è già successo con l'imprevedibile Gordon, ricordate?).
H ha iniziato la sua work experience questo lunedì, subentrando a Luca.
Il suo primo giorno H si è presentata conciata per le feste, neanche fossero le selezioni per il Grande Fratello. Un chilo e mezzo di trucco spalmato a mo' di Nutella. Orecchini accecanti modello stroboscopico. Bracciali, anelli e gingilli alla Piè Baracus. Pantaloni massima aderenza firmati Bridgestone. Un profumo che dopo due giorni e tre docce ho ancora addosso per osmosi permanente. Movenze alla Patty Pravo in fase zen.
Aver visto me, in maglietta "Bar da Ciccio" style e "occhi a pampinella" da lunedì mattina, sarà servito a farle capire bruscamente che "Pescatori" non è "Hilton" e che io, of course, non sono Brad Pitt.
Ovviamente, a chi è toccato il compito di fare da trainer a questo clone di Spice Girl?
H mastica chewing gum, appoggiata alla colonna, con i tacchi sul muro e le braccia conserte, sembra il corrispettivo femminile e scazzato di Fonzie. Ogni cosa che le dico o spiego entra da un orecchio ed esce dall'altro accompagnato da un "uff!", un "no way!", uno "shit!".
Non so come, oggi le ho fatto sparecchiare un misero piattino con dentro gli ossicini delle olive. Lo portava in cucina come fosse il pannolino di un bimbo particolarmente cacone. Qualsiasi cosa faccio mi guarda come se fossi Toto Cutugno e se oso farle notare uno sbaglio mi mette il broncio dei bambini offesi che improvvisamente fermano la partita e se ne vanno a casa col pallone sotto il braccio.
H sogna di fare l'estetista. A breve diverrà la tipica ragazza londinese del sabato sera. Sposerà un riccone e vivrà tra ozi, vizi e sfarzi.
Auguri.
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